Cura, OrcaSlicer, Bambu Studio e PrusaSlicer spiegati semplice. Senza fuffa, senza tecnobabble e senza recensioni copia-incolla. Solo esperienza reale, errori veri e consigli pratici.
La stampante da sola non sa fare praticamente niente. Lo slicer prende un modello 3D, lo divide in migliaia di layer e genera il GCODE: cioè le istruzioni reali che la stampante seguirà.
All'inizio è facile sentirsi persi: temperature, supporti, retraction, flow, infill, velocità... ma col tempo capisci una cosa importante: la qualità finale spesso dipende più dallo slicer che dalla stampante stessa.
Lo slicer storico per eccellenza. Ancora oggi uno dei migliori punti di partenza per chi entra nel mondo stampa 3D.
Modernissimo, amatissimo oggi e pieno di strumenti automatici. Nel mondo CoreXY e Klipper ormai è ovunque.
Esperienza moderna e super integrata con l'ecosistema Bambu Lab. Molto intuitivo anche per chi parte da zero.
Preciso, affidabile e tecnico. Uno dei software che ha influenzato moltissimi slicer moderni.
All'inizio si tende a mettere supporti dappertutto. Poi passi più tempo a staccarli che a guardare la stampa.
Vedere 500mm/s sulla scatola non significa stampare bene a 500mm/s.
Tutti vogliono il dettaglio perfetto... finché una stampa da 2 ore diventa da 19.
Se il primo layer parte male, quasi sempre finisce male anche tutto il resto.
Più è basso il layer, più aumenta il dettaglio... ma aumentano anche i tempi.
Non serve sempre il 100%. Spesso il 15-20% basta e avanza.
Fondamentale per evitare fili e sbavature tra una parte e l'altra della stampa.
Ogni filamento cambia tutto: PLA, PETG e TPU si comportano in modo completamente diverso.
La stampa 3D non è solo comprare una stampante. È capire come una macchina pensa. E spesso lo slicer è il punto dove inizi davvero a capirlo.
Prima ancora di aprire lo slicer, io controllo sempre il modello dentro CLA STL Studio. Ruotare bene un STL, capire i supporti e visualizzare il pezzo in modo corretto può evitare ore buttate.